Barry Morse, Martin Landau e Christopher Lee

Il comandante Zantor stavolta è partito per sempre, Christopher Lee ci ha lasciato

Pochissimi attori hanno avuto la capacità di Christopher Lee di incarnare il Male in personaggi iconici per più di una generazione. Ma alla fine, il Cattivo dai Mille Volti ci ha lasciato.

Noi invece lo ricordiamo per un’interpretazione da buono, forse l’unica: in Spazio 1999 era il comandante Zantor, un’alieno che aveva come destinazione obbligata la Terra con un primo atterraggio esplorativo sulla luna, il computer di bordo era programmato così, ma la Terra era ormai lontana. Zantor era buono, cordiale e soprattutto leale, vorremmo ricordare Christopher Lee così. Buon viaggio comandante Zantor.

Una delle più grandi icone della settima arte in senso letterale: 196 centimetri d’altezza. È stato il primo vampiro della celluloide ad avere i canini aguzzi e il mento sporco di sangue rosso vivo. Ma gli dava fastidio essere così costantemente associato al Conte Transilvano. Diceva: “Ho interpretato solo 8-9 ruoli di quel tipo lì. Sean Connery ha fatto più volte James Bond di quanto io abbia fatto Dracula, la Mummia o Frankenstein”.

Era già capitato al conterraneo inglese Boris Karloff di essere sottovalutato per colpa del successone del Frankenstein di Whale e Christopher Lee non voleva fare la fine del collega mentre invece ha sempre dedicato parole non proprio simpatiche al Dracula della Universal Bela Lugosi il quale, secondo lui: “Era piuttosto limitato a quelle parti lì”.

Non è facile evitare gli stereotipi al cinema quando sei protagonista di un grande successo. Il paradosso dell’attore: fai questo mestiere per incarnare molti aspetti della vita e poi, per colpa di quell’industria che ti ha fatto diventare famoso, sei obbligato a recitare sempre la solita parte. Ecco perché Lee amava così tanto Johnny Depp (uno dei pochi colleghi del presente che ritenesse veramente degno). Per via dell’eclettismo. Lee ce la fece a uscire dall’incantesimo che Terence Fisher e la casa di produzione Hammer gli lanciarono addosso grazie al successone di Dracula Il Vampiro (1958)? Sì e no. Fu in grado di non fossilizzarsi su un’unica parte ma non riuscì a evadere dai confini teoricamente infiniti del Male cinematografico.

Christopher Lee doveva fare il cattivo. Un po’ per via dell’altezza, un po’ per via del vocione, un po’ per via di quei lineamenti freddi, quasi glaciali. Appena entrava in scena… il suo aspetto generava dei sospetti. Diciamoci la verità: vedevate Christopher Lee adatto a una commedia romantica o slapstick?

Per questo è molto divertente il suo utilizzo in La Furia dei Baskerville (1959) nei panni dell’ambiguo Sir Henry dall’omonimo romanzo di Sir Arthur Conan Doyle. Ancora più ironico fu il fatto che in quel film lo avrebbe difeso proprio quel Peter Cushing che nel film vampiresco di Fisher gli dava la caccia come Van Helsing. Poi – è lo stesso Lee a ricordarlo – arrivarono La Mummia, Frankenstein, il perfido Lico di Ercole al Centro della Terra (1961) di Mario Bava (“Non era un regista ma un clown. Uno degli uomini più spiritosi che abbia mai conosciuto nella mia vita” ci disse una volta) con il quale si legò anche per il bellissimo La Frusta e il Corpo (1963).

Fu pirata, demone, Mefistofele, nazista, nobile depravato, fantasma, cattivo in un Bond Movie (L’Uomo dalla Pistola d’Oro, dove sfoggiava ben tre capezzoli).

Fu addirittura… Fu Manchu (ben cinque volte), il cattivissimo orientale baffuto dai romanzi di Sax Rohmer.

Billy Wilder lo utilizzò finalmente in qualcosa di più leggero come La Vita Privata di Sherlock Holmes (1970) nei panni di Mycroft, agente governativo fratello del famoso detective. Adesso… tutti sapete che Mycroft è tutto tranne che un simpaticone. Ma almeno… in quel caso evitò il mostro o il sadico.

no dei film più importanti della decade dei ’70 fu senza dubbio The Wicker Man (1973) dove Lee è Lord Summerisle, eccentrico ricco forse leader di un culto pagano di un isola lontana dal mondo. I capelli lunghi e il maglione a collo alto fanno di lui in questo film la quintessenza di un Male più sofisticato e ironico rispetto ai suoi cattivoni del passato. Non è un caso che sia uno dei suoi film preferiti di una sconfinata filmografia.

Più invecchiò più ebbe la fortuna di lavorare con registi americani nati nei ’50 che lo consideravano il personale boogey man per quanta paura fece prendere loro da piccoli. Ecco quindi le collaborazioni con Spielberg (1941: Allarme a Hollywood), Dante (Gremlins 2 – La Nuova Stirpe), Landis (The Stupids, Ladri di Cadaveri) e l’amatissimo Burton (Il Mistero di Sleepy Hollow, La Sposa Cadavere, La Fabbrica di Cioccolato, Alice in Wonderland) con cui lavorerà a una scena per lui tra le più emozionanti della carriera ovvero l’abbraccio con Johnny Depp ne La Fabbrica di Cioccolato (2005).

Ma non si può ricordare questo gigante del cinema, soprattutto qui su BadTaste.it, senza citare un certo mago di un certo adattamento fantasy di un certo signore… che Christopher Lee conobbe.

Questo ci disse una volta durante una lunga intervista a proposito del suo famoso incontro con J.R.R. Tolkien:

Lo incontrai in un pub di Oxford. La trilogia era da poco uscita in libreria. Parliamo, circa, del 1956. Ero con degli amici e lo scorgemmo ad un tavolo. Uno di noi lo conosceva. Ci portò da lui e, a turno, gli stringemmo la mano. Aveva la pipa. Un vero genio. Solo un grande scrittore può creare un mondo alternativo al nostro, inventando delle lingue che si possono effettivamente parlare.

Con Saruman, Lee entra prepotentemente nella vita di tanti ragazzini che non hanno alcuna idea di cosa sia Dracula il Vampiro di Terence Fisher. Ma vi rendete conto cosa significò per un attore di 79 anni (all’epoca del primo Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello) avere quel tipo di accesso a una nuova generazione di spettatori? Fu una seconda giovinezza, confermata subito dopo dal Conte Dooku dei nuovi Star Wars: Episodio II – L’attacco dei Cloni e Star Wars: Episodio III – La Rivincita dei Sith. Di Lucas diceva all’epoca di quelle nuove malefatte intergalattiche:

George Lucas è un regista gentile e simpatico. Star Wars – L’attacco dei cloni, insieme a Il Signore degli Anelli, mi ha permesso di essere ancora molto popolare presso le nuove generazioni. Una bella esperienza.

Con Peter Jackson è sempre rimasto un po’ arrabbiato per quel taglio di Saruman alla fine de Il Signore degli Anelli – Il Ritorno del Re ma se non ci fosse stato Jackson, questo signore non avrebbe mai avuto gli ultimi 15 anni di carriera, e di vita, che ha avuto: non a caso ha partecipato volentieri, anche se a distanza (girò le sue scene a Londra), alla trilogia dello Hobbit.

Quali furono i film di Christopher Lee più amati da Christopher Lee?

Uno, The Wicker Man, l’abbiamo già citato. L’altro… è il quasi invisibile Jinnah (1998) in cui interpretava il fondatore del Pakistan e per il quale studiò la cultura islamica ed entrò in contatto con un mondo arabo per cui nutriva profondo rispetto.

Lui. Un baronetto di origini nobili (anche italiane, per parte di madre) non era certo spaventato dall’Islam.

Lui. Il Cattivo dai Mille Volti senza il quale… abbiamo paura di avere molta meno paura al cinema.

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